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IL MASSACRO DEL CIRCEO

Sono passati 34 anni dal massacro del Circeo. Due ragazze neanche ventenni dei quartieri popolari di Roma venivano invitate da tre ragazzi di famiglie benestanti a passare una serata insieme nella villa di uno di loro sul litorale del Circeo. Era la sera del 30 settembre 1975 e si trasformò in una carneficina che ha inaugurato gli stupri di branco in questo paese. Le due ragazze furono violentate, seviziate, torturate per tutta la notte. Una delle due morì. L'altra, creduta morta, fu buttata insieme al cadavere dell'amica nel bagagliaio di un'auto. Riuscì a salvarsi, e a trovare la forza di denunciare la tragedia. E’ grazie a lei che noi ora possiamo ricordare e riflettere su quanto è accaduto.

Ma c'è dell'altro. Le due ragazze erano “figlie di nessuno”, figlie di quartieri popolari, quelle a cui oggi qualche imprenditore di potere suggerirebbe di sposare suo figlio per emergere dalla povertà. Il disprezzo dei tre massacratori era verso il corpo della donna e verso le classi sociali economicamente inferiori. Entrambi da annichilire e abbattere per il fatto di esistere. Tre giovani ragazzi fascisti della Roma bene si arrogavano il diritto di esercitare la loro violenza sopra chi non poteva difendersi. Inoltre, come succede ancora oggi, la stampa e l'opinione pubblica fecero diventare le due ragazze complici e imputate della tragedia. Non si ebbe “un giudizio netto, interamente indignato” di fronte al fatto, né venne espressa vicinanza umana alle vittime.

Questo episodio dimostra, allora come oggi, che la violenza sulle donne non è figlia di ignoranza e follia. La violenza contro le donne è un delitto che viene perpetuato sistematicamente da un sistema maschile che vuole dominare l'altro con ogni mezzo e punisce chi lo mette in discussione, chi esce dai suoi schemi, chi rivendica la propria libertà e il diritto ad autodeterminarsi. E una definizione appropriata ci arriva proprio da uno dei tre stupratori del Circeo che dichiarò: “stuprare e uccidere non è debolezza, fa sentire forti perché sei completamente padrone di un essere umano. Noi eravamo guerrieri, in lotta contro i nostri nemici”.

In questi 34 anni è morta anche la ragazza che sopravvisse a quella notte di tortura mentre i tre aguzzini hanno avuto percorsi diversi. Uno di loro ha finito di scontare la sua pena e oggi è un uomo libero. Non ci interessano i percorsi giudiziari perché non sono gli anni di prigione a cancellare quello che è stato il massacro del Circeo. I fatti, però, restano e vorremmo che insegnassero e facessero “storia” per tutta la società, non solo per le donne.

Vogliamo, quindi, ricordare la mattanza del 30 settembre 1975, le vittime e le loro famiglie. Vogliamo ricordare alla società che la prima causa di morte per le donne è la violenza degli uomini. Vogliamo ricordare che i percorsi per uscire da questo sistema, che fa sottomettere le donne agli  stereotipi violenti di immagine, sessualità e maternità, sono culturali e politici e riguardano ognuno e ognuna di noi.

La nostra solidarietà, comprensione, pietà e lotta quotidiana stanno sempre e solo dalla parte delle donne vittime di violenza.

 

 

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